Sunday, 28 September 2014

Torta di riso e mandorle










Il riso, che buono! Io adoro i risotti. Vi sembrerà un controsenso, ma è proprio per questo motivo che sono stata felice di scoprire che la sfida di settembre dell'MTC è sul riso e che il risotto è vietatissimo.

Se MTC non è un'occasione per fare qualcosa di diverso, per imparare sempre di più, che divertimento è? Sono sicura che tornerò spesso a rileggere su MTC quanto scritto sul riso anche dopo la fine della sfida. 

Ingrediente scelto da Annalena, che aveva vinto la sfida precedente. Dovete assolutamente leggere il suo post sul blog Aquaviva Scorre. Interessantissimo.

Questa settimana il dolce qui descritto ha dovuto trovare il suo posticino per la preparazione, tra i tozzetti fatti domenica scorsa da mangiare con i colleghi e la torta di zucca di Wooby per la festa di compleanno di mia sorella e della mia pronipotina :) Ce l'ho fatta! fffiu, ma per un pelo.


Questa torta mi è piaciuta perché non è troppo dolce, è delicata e soffice, non è affatto laboriosa e si prepara in poco tempo.

TORTA DI RISO E MANDORLE

Per una torta di 30 cm di diametro

200 g di  riso originario
1 litro di latte meno 2 cucchiai
2 cucchiai di brandy
100 g di zucchero
un pizzico di sale
scorza intera di 1 limone
scorza grattugiata di un limone
100 g di mandorle spellate per la granella di mandorle
50 g di mandorle a scaglie
4 uova (forse anche 3?)
burro per la teglia
pangrattato


Il riso da utilizzare per questa ricetta deve essere idoneo all'uso. Serve un riso che per il suo alto contenuto di amido renda il composto cremoso e ben amalgamato. Io ho usato il riso originario, unico tra quelli adatti che ho trovato 
Riducete in granella con un tritatutto le mandorle intere spellate.
**Preparare il riso come segue:  scottarlo per un minuto in acqua bollente, poi scolato e sciacquarlo sotto acqua fredda.**
In una pentola larga con doppio fondo portare ad ebollizione il latte aggiungere lo zucchero, la scorza di limone tagliata sottilissima, senza alcuna parte bianca, un pizzico di sale e il riso. Cuocere a fuoco moderato per il tempo indicato per il tipo di riso usato o anche un minuto in meno. Il riso non deve scuocere, e si deve considerare che mentre si raffredda continuerà la cottura, quindi, meglio non cuocerlo troppo. Con il  riso originario usato qui 12 minuti sono stati sufficienti.  Controllare di tanto in tanto che il riso non si attacchi. A fine cottura aggiungere i due cucchiai di brandy, versare in un piatto o in un'altra pentola larga, eliminare la scorza intera,  e lasciare raffreddare. Il composto sarà ancora un po' liquido e si rapprenderà raffreddandosi. Mettere ora in una ciotola capiente e mescolando aggiungere la buccia di limone grattugiata, la granella di mandorle, i tuorli e poi gli albumi montati a neve fermissima.
Versare il composto in una tortiera imburrata e spolverizzata di pangrattato. Decorare con le mandorle a scaglie. Infornare  in forno preriscaldate a  180°C abbassare e 160° C e cuocere il dolce per 30-40 minuti. Ogni forno è diverso.

Questa torta si presta ad aggiunta di spezie e/o essenze diverse. Ad esempio, invece di utilizzare il limone, si può sostituire con l'arancio o il mandarino. Togliendo una piccola quantità di latte dalla ricetta originale, come ho fatto io, si può aggiungere un goccio di quantità equivalente di liquore a fine cottura. Brandy, maraschino, rum. Se userete il marsala potrete ottenere un gusto simile a quello dello zabaione. Oppure si possono aggiungere spezie esotiche quali la cannella, i chiodi di garofano, lo zenzero.

Se volete, servite con panna montata.   La ricetta originale suggeriva lo zabaione che io ho deciso di non usare dato che la torta già conteneva parecchie uova. Eventualmente l'idea vi piaccia vi consiglio, casomai il gelato allo zabaione. La ricetta è qui.

Varietà di riso alternative per questo dolce: balilla, elio, raffaello, rubino, selenio.

Dosi della ricetta tratte  da: Busso, Riso creativo nei piatti d'autore, Grebaudo ed integrate.





**Questa ricetta partecipa alla sfida di settembre dell'MTC fuori concorso perché non ho bollito il riso in acqua per un minuto :)








PS Aggiunta del 29.09.2014
Trovo questa ulteriore versione di torta di riso e mandorle http://it.wikipedia.org/wiki/Torta_degli_addobbi

Saturday, 28 June 2014

La piadina romagnola e l'Ombellico di Venere giugno 2014 all'MTC


rose di prosciutto crudo, squaquerone cetrioli e rughetta
proposta n. due


E nel mese di giugno la piadina romagnola  di Tiziana, dal blog  L'Ombelico di Venere è la ricetta da fare.

Divertente al massimo questa sfida targata MTC   Ho tre proposte per voi.


Per la farcitura tra le versioni ammesse ho scelto quella salata come piatto unico. Quanto i condimenti e più specificamente al "requisito del  FATTO IN CASA, laddove è possibile: "per "laddove è possibile" si intende che la senape fatta in casa non ve la chiederemo mai, ma la maionese sì. E lo stesso vale per le marmellate, le confetture e -odiateci pure- anche la Nutella"


il mio orticello in giardino

Beh, sì, Alessandra ti ODIO  ;)) , visto che noi a giugno festeggiamo compleanni come se piovesse ed i festeggiamenti si protraggono quindi per giorni, peggio che se si sposasse la figlia di un  re e a destra e sinistra di questi sul calendario abbiamo aggiunto matrimonio di amici e altri compleanni, ho scelto le verdure dell'orto di CASA e per la precisione lattughe, pomodorini, cetrioli, e pomodori secchi - che quelli li avevo fatti in inverno. Eccovi la ricetta.


POMODORI SECCHI SOTT'OLIO

COMPRATE i pomodori secchi salati, preparate al 50% aceto bianco e vino bianco, versate in pentola larga e tuffateci i pomodori. Lasciateli pochi minuti 2 o 3, scolateli bene e metteteli su dei panni i sulla carta assorbente ad asciugare, prima da un lato e poi dall'altro. Metteteli nei vasetti e coprite con olio extravergine d'oliva. Io ho usato un monocultivar varietà Canino, prodotto nel viterbese.

Ho portato in tavola oggi tre piadine. Le altre tre sono ancora in divenire, in forma cruda in frigo e saranno consumate domani. Ogni membro della famiglia ha condito a piacere ed ecco il risultato:





Proposta n. 1

Marco: formaggio primo sale, aringa affumicata, rughetta e pomodori secchi della casa.



Proposta n. 2

Sergej: squacquerone, prosciutto crudo, cetriolo del nostro orto e rughetta

Mi fa notare mia cugina Rossana che qui abbiamo anche i colori della bandiera nazionale.



Proposta n. 3

Rosy: lattuga, rughetta, pomodori secchi, squacquerone, olive verdi e nere a fettine, filetti di  giallo e rosso.



La piada è è piaciuta moltissimo a tutti. Ma proprio tanto. Fragrante, croccante e leggera, se non fosse stato per il matrimonio di questa sera ne avrei mangiate due. Fare l'impasto è stato un piacere. Stendere e formare le piadine altrettanto. 

Un po' di condimenti condimenti




La ricetta per la piadina di Tiziana eccola:


PIADINA ROMAGNOLA
per 6 piadine

500 g di farina 00*
125 g di acqua
125 g di latte parzialmente scremato fresco
100 g di strutto
15 g di lievito per torte salate**
10 g di sale fine
1 pizzico di bicarbonato di sodio

*Generalmente uso la classica blu gran mugnaio della molino spadoni, giusto perché tutto sia romagnolo, pure la farina, o almeno il molino!!

**ho usato anche quello normale per dolci e viene bene comunque.


Fate scaldare al microonde il latte e l'acqua per pochi secondi in modo che siano tiepidi. Lasciate ammorbidire lo strutto mezz'ora circa fuori dal frigorifero. Su di un tagliere disponete la farina e fate un buco al centro con la mano. All'interno mettete lo strutto a pezzetti con il lievito, il bicarbonato e il sale, schiacciatelo con la forchetta per ammorbidirlo, aggiungete l'acqua e il latte. La consistenza inizialmente potrebbe essere un pochino appiccicosa e la pasta si attaccherà al tagliere ma impastando per una decina di minuti, cambierà staccandosi e diventando molto morbida e liscia. Se il liquido è troppo poco si sfalda e risulta un po' dura. Mettete l'impasto in una ciotola e coprite con la pellicola per alimenti. Lasciate riposare 48 ore al fresco, massimo 20°C, se fosse più caldo potete lasciare riposare la pasta in frigorifero e metterla a temperatura ambiente 2 ore prima dell'uso. La pasta ottenuta sarà circa 850 grammi, dividetela in 6 pezzi da 140 grammi circa e formate delle palline, lasciatele riposare almeno mezz'ora. Infarinate appena il tagliere e disponetevi una pallina d'impasto, schiacciatela con la punta delle dita, stendete la piadina con il mattarello girandola spesso in modo che rimanga rotonda. Avrà un diametro di circa 20 centimetri e uno spessore di 0,5 centimetri. Scaldate il testo o l'apposita teglia di terracotta, su un fornello a doppia fiamma, con sotto uno spargifiamma. Se non avete nessuna di queste teglie utilizzate una padella antiaderente piuttosto larga. La temperatura non dovrà essere troppo alta altrimenti la piadina si brucia fuori e rimane cruda all'interno, ma nemmeno troppo bassa. Potete fare una prova con un piccolo pezzetto di pasta per regolare la giusta temperatura. Cuocete pochi minuti per lato, controllate sempre alzando la piadina con una paletta. Disponete le piadine una sull'altra in modo che rimangano calde mentre le cuocete.


L'impasto può essere preparato con l'impastatrice, viene benissimo, basterà mettere tutti gli ingredienti assieme  e lavorarli con il gancio impastatore per 7/8 minuti fin quando il composto risulterà omogeneo.







Wednesday, 28 May 2014

Il babà all'mtc






Ed eccomi come al solito qui all'ultimo minuto, prima di postare la ricetta del mese per MTC
Questo maggio la nostra padrona di casa è stata Antonietta de La trappola Golosa che ci ha offerto la sua ricetta per il babà. Eccola. 

Ero partita col dire: non ho cambiato assolutamente nulla a parte le fragole al posto delle amarene. 

Beh, in effetti due o tre cose le ho cambiate, a pensarci bene. Ho usato la mia ricetta preferita per la crema pasticcera e ho usato il lievito secco quindi ho dovuto convertire il peso di quello fresco. Ah e poi vi svelo un segreto per far crescere il vostro impasto anche  se la stanza è fredda. Niente forno con lucetta accesa, il mio non scalderebbe proprio niente. Invece mettete la vostra ciotola ben chiusa con pellicola di plastica sotto una coperta ben rimboccata e date una scaldata a questo ambiente con l'asciugacapelli eh eh funziona benissimo!

Il dolce è piaciuto tantissimo, merito della ricetta che è perfetta. Avevo già fatto varie volte il babà ma questo è sicuramente il più leggero che abbia fatto. Un grazie di cuore, quindi va Antonietta per la ricetta che ci ha donato. Grazie davvero. E come sempre un saluto ad Ale, Dani e Giorgia.



Nel togliere il dolce dal forno la prima cosa che ho detto è stato quanto è leggero!


IL BABA'

Ingredienti
300 g di farina bio tipo 0 Manitoba
3 uova cat a grandi
100 g di burro
100 g di latte
25 g di zucchero
10 g di lievito di birra
½ cucchiaino di sale fino

Lievitino
Sciogliere il lievito di birra con 50 g di latte tiepido e 1 cucchiaino di zucchero e impastarli con 70 g di farina, tutti presi dal totale degli ingredienti. Lasciar lievitare fino al raddoppio, coprendo la ciotola con un telo inumidito.
Primo impasto

Versare in una ciotola il resto della farina (230 g), fare la fontana, versarci il lievitino e le tre uova. Impastare schiacciando ripetutamente nella mano l’impasto per amalgamare le uova e aggiungere un cucchiaio alla volta di latte per ammorbidirlo un po’, man mano che se ne senta la necessità, facendo attenzione a non renderlo molle; poi impastare energicamente, sbattendolo verso la ciotola per una decina di minuti. Coprire e lasciar lievitare per 80/90 minuti e comunque fino al raddoppio.

Secondo impasto

In una ciotolina lavorare il burro a pomata, impastandolo con il restante zucchero (20 g) e il sale. Aggiungerlo al primo impasto  una cucchiaiata alla volta facendo  assorbire bene  prima di aggiungere  la successiva. Lavorare per 5 minuti nella ciotola, poi ribaltare l’impasto su un piano da lavoro e iniziare a lavorare energicamente piegandolo e sbattendolo più volte per 15/20 minuti. Qui bisogna avere tenacia e resistenza perché questa è quella fase in cui è possibile ottenere un babà spugnoso e morbido, capace di assorbire e trattenere la bagna.
Quando inizierà a staccarsi dalle mani e piegandolo manterrà una forma tondeggiante, senza collassare e vedremo l’accennarsi di bolle d’aria il nostro impasto è pronto.

Per poterlo sistemare agevolmente nello stampo preventivamente imburrato, staccare dalla massa dei pezzi di pasta schiacciandoli con pollice e indice, come volessimo strozzarli, ottenendo così 6 palline.
Una volta completato il giro, con l’indice  sigillare gli spazi tra una pallina e l’altra, coprire con un telo umido e lasciar lievitare in forno spento con luce accesa per 2 ore, fino a triplicare di volume.
Accendere il forno  a 220°, raggiunta la temperatura infornare, abbassare a 200° e cuocere per 25 minuti.
Dopo circa 10 minuti di cottura coprire con un foglio di alluminio, per evitare che la superficie scurisca.
A cottura ultimata lasciar intiepidire per 15 minuti e capovolgere il babà possibilmente in una ciotola larga e bassa.

Versione con il Lievito madre e lievito di birra

Ingredienti
280 g di farina bio tipo 0 Manitoba
3 uova  cat a grandi
100g di burro
90 g di latte
25 g di zucchero
50 g di lievito madre rinfrescato
10 g di lievito di birra
½ cucchiaino di sale
Primo impasto
Versare in una ciotola 120 g di farina, fare la fontana, aggiungere 1 uovo, il lievito madre, lo zucchero e 30 g di latte tiepido. Impastare, coprire con un telo umido e attendere il raddoppio.
Secondo impasto
Versare in un'altra ciotola la restante farina (160 g), aggiungere il primo impasto e 1 uovo, sciogliere bene e amalgamare, poi incorporare il secondo uovo, Impastare  energicamente per 10 minuti, battendo contro i bordi della ciotola e aggiungendo man mano del latte a cucchiaiate. Sciogliere il burro a bagnomaria o in un microonde e versarlo a filo sull’impasto, incorporandolo lentamente. Per ultimo, in una tazzina “impastare” il lievito di birra con il sale finché diventa una cremina  liquefatta e aggiungere anche questa alla massa. Una volta incorporati tutti gli ingredienti, ribaltare l’impasto su un piano da lavoro e lavorare come descritto nel precedente procedimento.
Ricavarne 11 palline e sistemarle negli stampini monoporzione precedentemente imburrati. Ogni pallina deve arrivare a metà altezza dello stampino. Sistemarli in una teglia e lasciar lievitare in forno spento con luce accesa fino a quando triplicano di volume, fuoriuscendo dal bordo superiore formando una calottina di circa 2 cm.

Preriscaldare il forno a 200°, infornare, abbassare a 180° e cuocere per 20 minuti. A metà cottura coprire con un foglio di alluminio.
A cottura ultimata lasciar intiepidire per 10 minuti, staccarli delicatamente dagli stampini (basta reggere lo stampino con una mano e con l’altra tirare e contemporaneamente roteare leggermente la calottina) e adagiarli in una ciotola larga.

Per la bagna
1 lt di acqua
400 g di zucchero
1 limone
Versare l’acqua in una pentola, aggiungere lo zucchero e la scorza di limone, evitando accuratamente la parte bianca e lasciar sobbollire per 10 minuti.
Spegnere, lasciar intiepidire, passarlo attraverso un colino a maglie strette e versare sul babà ancora tiepido. Ogni 15/20 minuti, aiutandosi con un mestolino, raccogliere lo sciroppo sul fondo del babà e irrorarlo di nuovo. Continuare così finché non si presenta ben inzuppato e tratterrà lo sciroppo più a lungo, cedendolo sempre più lentamente. Adagiarlo su un piatto da portata, facendolo scivolare con molta attenzione.
Per i babà monoporzione il bagno sarà simile; dopo aver  versato lo sciroppo sopra, rigirarli dentro di esso ogni 10/15 minuti e comunque finché al tatto non abbiano la consistenza di una spugna inzuppata. Scolarli dallo sciroppo e adagiarli su un piatto da portata.

Crema pasticcera al limone

250 ml di latte
2 tuorli
2 cucchiai colmi di zucchero
2 cucchiai rasi di farina
1 limone
30 g di burro
Scaldare il latte e spegnere quando accenna a bollire.
Mettere a scaldare la pentola con l’acqua che servirà da bagnomaria per cuocere la crema.
Nella pentola dove invece cuoceremo la crema mettere i tuorli, lo zucchero e la farina setacciata; con una frusta amalgamarli energicamente e incorporare il latte versato a filo, continuando a mescolare. Passare nel bagnomaria a fuoco dolcissimo.
Tagliare il limone a tre quarti, infilzarlo su un forchettone e con questo girare la crema mentre cuoce.
Girare sempre nello stesso verso, senza mai fermarsi per almeno 15 minuti e comunque fino a quando non avrà raggiunto la densità desiderata. Spegnere, aggiungere il burro e incorporarlo con la frusta. Lasciar raffreddare girando di tanto in tanto. Sistemare la crema in un sac a poche e tenerla in frigo fino al momento dell’utilizzo.

Completiamo il babà
250 ml di rhum
100 g di amarene sciroppate
3 cucchiai di gelatina di albicocche
Scolare dal piatto lo sciroppo che sarà colato dal babà. Irrorarlo con il rhum a proprio piacimento, spennellarlo con la gelatina di albicocche precedentemente sciolta a fuoco lentissimo, decorare con ciuffi di crema pasticcera e completare con le amarene sciroppate.

Per ottenere un buon lievitato la qualità degli ingredienti utilizzati deve essere la migliore. Io ho usato uova freschissime, burro danese, zucchero finissimo (no a velo) e farina bio. Non faccio pubblicità di nessun tipo, ma riguardo la farina ci tengo a precisare che ho utilizzato la Manitoba 0 della Ecor. Per chi non la trovasse può guardare la tabella e scegliere una farina che abbia il 14/15% di proteine (la mia 14.4).
Consiglio riguardo i limoni reperirli freschi, appena raccolti, perché ricchi di oli aromatici che passeranno nella crema e nello sciroppo.
E per ottenere un ottimo babà spugnoso la fase essenziale è l’impasto: deve essere energico e lungo come ho precisato nella prima versione, senza desistere, fermarsi solo quando questo si stacca dalle mani, lasciandole pulite, quando accenna a fare le prime bolle, quando è sostenuto e tondo come una palla.
Il piano da lavoro dove impastare non deve essere di legno ma di marmo o altra pietra naturale, meglio ancora materiali plastici duri.

Forse qualcuno si chiederà ora perché abbia usato nella seconda versione del lievito di birra insieme al sale. Tutti sanno che questo non si fa, il lievito non va mai mischiato al sale perché questo blocca la fermentazione e nella fattispecie ammazza i saccaromiceti.
Però questa piccola stranezza nasce da un errore. Tempo fa leggevo che il sale inattiva il lievito di birra, non gli permette di avviare una fermentazione, però in un impasto con Lievito Madre, questa pappetta, definita scientificamente glutatione, permette di inglobare anidride carbonica sviluppando gli alveoli visto che questi sono sempre così difficili da ottenere in un lievitato con pasta madre.
Ma dov’è il mio errore? Il glutatione si sviluppa dopo mezz’ora di riposo di sale e lievito ed io questo passaggio l’avevo saltato, l'aggiungevo subito. Però visto che procedendo così comunque ho sempre ottenuto dei buoni risultati, preferisco continuare.




Tuesday, 27 May 2014

Crema pasticcera a confronto






CREMA PASTICCERA del Talismano

90 g. di zucchero in polvere,
3 tuorli d'uovo,
75 g. di farina,
buccia di limone o vaniglia,
1/2 litro di latte,
una noce di burro (facoltativo)



CREMA PASTICCERA Rosy

80 g. di zucchero in polvere,
2 tuorli d'uovo,
45 g. di amido di mais,
buccia di limone o vaniglia,
1/2 litro di latte,
una noce di burro (facoltativo)




Monday, 28 April 2014

Fritto misto di animelle e carciofi per MTC di aprile 2014





Alla ricerca della tradizione perduta

A Roma, il quinto quarto fa parte della cucina nostrana e non può che essere così in una città che ha ospitato nel quartiere di  Testaccio il mattatoio fino a quello che sembra essere pochi anni fa, ma il tempo vola. La cucina povera, quindi si basava proprio nel riuscire a elaborare piatti saporiti con poco, ovvero con quelle parti che venivano considerate meno pregiate. E nel quartiere di Testaccio vi erano varie trattorie dove si poteva mangiare a poco prezzo, ed i piatti erano proprio la pajata con i rigatoni, la coda alla vaccinara, l'arzilla con i broccoli, tonnarelli cacio e pepe, gli involtini al sugo, la trippa in umido, appunto, alla romana, i fagioli con le cotiche e questo solo per nominare i più famosi.


di Qinyu Lu

Ora il mattatoio di Testaccio è solo un ricordo, restaurato, l'edificio ospita eventi culturali, è sede universitaria per RomaTRE e della Scuola Popolare di Musica di Testaccio.

di designwallah

 di Jeremy Cherfas

Però prima che anche la cucina romana sia diventata un ricordo anch'essa, dalla fine del XX secolo in poi sono nati tanti blog di cucina in Italia ed il pregio di questo fenomeno è proprio quello di mantenere vive le tradizioni tramite la nuova comunicazione, quella elettronica.

E se fino a poche ore fa io non avevo ancora mai assaggiato le animelle, e neppure sapevo come cucinarle, eh eh ora ho colmato questa lacuna. Perché di lacuna certamente si tratta. Negli anni '70 durante la mia adolescenza mia madre non si sarebbe mai sognata di "rifilarmi" un piatto del genere, anche se so che da piccola mi dava da mangiare il cervello...forse per farmi diventare intelligente come un bovino, chi sa? Ora invece grazie all'iniziativa contagiosissima di Ale e Dani leggasi MTC questo mese, io ed il semprepiùorsowebmaster - ci siamo accaparrati in zona Cesarini - ci - mancherebbe altro - la tradicion est tradicion - ben tre items rientranti nel genere del quinto quarto ovvero animelle (quinto quarto nobile mi dicono), una INTERA lingua e una coda AH! E le abbiamo pure dovute ordinare, "mind you", che mica si trovano fresche e "prêt-à-porter" .
Non riusciremo a fare che le animelle stasera, ovviamente, e rimarrò con il rimpianto di non aver fatto tutto per tempo. Ma quando non c'è l'ispiracion, c'aggiafà? Mi viene solo all'ultimo. Eh sì che di idee ne avevo in testa ma solo ora mi rendo conto di quanto avrei potuto ricercare e scrivere. Dall'architettura industriale alla cucina, passando per ricette e ricettari (il Carnacina celo) e poi er sor Sallustri 'ndo lo metti?

Per chi ha fretta e non vuole aprire tutti i link dirò che le animelle sono soltanto le ghiandole del timo degli animali giovani  se invece le volete vedere in foto nude allora cliccate QUI è gratis.

Per un filmetto c'è invece questo sito


Un ringraziamento speciale a Cristiana di Beuf à la mode che questo mese ha ospitato l'MTC con la ricetta Vellutata di fave con orecchie di maiale fritte che vi sfido di provare ahahah se trovate le orecchie!!!!!    ;)



FRITTO MISTO DI CARNE OVVERO ANIMELLE E CARCIOFI

500 - 600 g di animelle di vitello
3 o 4 carciofi
3 uova o 4 uova
olio evo
farina 00
sale

Lasciare a bagno le animelle per lavarle dal sangue ed intanto pulire e preparare i carciofi, che poi vanno fritti per primi in modo che la carne, fritta per ultima sia portata in tavola calda.
Infarinare, passare nell'uovo e friggere quindi i carciofi puliti, divisi in otto parti l'uno salarli e  tenerli in caldo.

Riprendere le animelle, scolarle bene e togliere eventuali pellicine. Molti libri di ricette consigliano di cuocerle in acqua portata al bollore e poi spenta (sbiancatura), ma non è stato necessario. Infarinare, passare nell'uovo e friggere anche queste. Sistemare i carciofi insieme alle animelle in modo che approfittino un po' del calore di queste ultime e portare in tavola.


Beh a domani per le altre leccornie. Lingua e coda :D Yum! Grazie, Cristiana! Scherzo. Alle animelle sono sopravvissuta egregiamente, sapete, il fritto... ed una buona birra per accompagnarlo! fanno la loro ..... figura direbbe la Van Pelt

Notte, raga scusate è stata la birra. Sèèèèèèèèèèèè